Venerdì 26 febbraio si è tenuto un incontro presso l’aula magna del Liceo Scientifico “G. Galilei” di Adria, sul tema delle foibe e dell’esodo della popolazione italiana dai territori dell’Istria, della Dalmazia e di Fiume, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Hanno partecipato alla conferenza tutte le prime dell’Istituto, in quanto le altre classi erano già state sensibilizzate sul problema negli anni precedenti. Sono intervenuti, in qualità di relatori, lo storico Gigi D’Agostini e la signora Nidia Cernecca, testimone diretto di quei drammatici avvenimenti, oggetto di approfondimento del convegno. In particolare, D’Agostini ha focalizzato l’attenzione sul fatto che, nei nostri libri di storia, la questione delle foibe, dei relativi eccidi e più in generale dell’intero contesto politico di riferimento, sono trattati ancora oggi in modo troppo superficiale ed approssimativo. Di conseguenza. gli esuli istriani, fiumani e dalmati vivono un profondo conflitto d’identità, sentendosi da una parte sicuramente italiani, ma rendendosi anche conto che, per lo meno fino ad un recente passato, sono stati dimenticati e trascurati, proprio da quei testi di storia in adozione nelle nostre scuole. Stante questa situazione, il pericolo concreto che si corre è, quindi, che le nuove generazioni non siano informate su quanto è accaduto sul confine orientale italiano dopo il 1945. Per proporre qualche dato su cui riflettere, infatti, basti ricordare che, con il trattato di pace del 10 febbraio 1947, al nostro paese è stata sottratta un’ampia porzione di territorio, abitato da una stragrande maggioranza di popolazione italiana, che tale si era mantenuta fin dai tempi dei romani. Le intere province di Zara, Fiume e Pola, gran parte di quelle di Trieste e Gorizia sono state annesse all’ex Jugoslavia, anche se mai queste terre, in precedenza, erano state dominate dagli slavi. Nel maggio del 1945, quando il maresciallo Tito arrivò, insieme alle sue truppe di occupazione, a Trieste la popolazione italiana fu fatta oggetto di una vera e propria pulizia etnica. Molti vennero espropriati dalle loro case perché requisite, molti persero il lavoro e migliaia di nostri connazionali furono privati, purtroppo, anche della vita, trucidati nei modi più barbari e spesso gettati, ancora vivi, nelle foibe. Di tutto questo spesso si è taciuto, per ragioni di convenienza e di opportunità politica, legate, in modo particolare, al contesto della guerra fredda ed alla situazione che si era venuta a creare sulla nostra frontiera orientale. Solo da alcuni anni a questa parte, con il quadro internazionale profondamente mutato, è stato possibile recuperare, ancora tuttavia solo parzialmente, la verità storica su quegli eventi. La legge che ha proclamato Giorno del Ricordo il dieci febbraio e che ha assegnato una medaglia d’oro ai familiari degli infoibati va proprio in questa direzione. Tutte queste considerazioni non mirano, certo, a fomentare l’odio per gli slavi né a rinvigorire alcun sentimento di vendetta nei loro confronti. Si vuole, invece, solo che emerga tutta la verità su un periodo così drammatico e controverso della nostra storia recente, affinché italiani, sloveni e croati trovino, davvero, delle solide basi comuni e condivise, sulle quali poter organizzare la loro convivenza futura, in modo pacifico e rispettoso delle reciproche identità nazionali. E’ questo, in ultima analisi, il nobile significato e l’elevato spessore morale dell’intervento della signora Nidia Cernecca che, ricordando con toccante commozione il martirio del padre, solo in quanto italiano e quindi persona sgradita da eliminare, ha esortato gli studenti, presenti all’incontro, al perdono ed al superamento di qualsiasi forma di rancore e di odio. Tutto questo, comunque, mantenendo inalterata, l’esatta consapevolezza della verità storica dei fatti, delle loro cause e delle finalità che, per loro tramite, si volevano perseguire. Sempre in questa prospettiva il “Galilei” organizzerà un viaggio d’istruzione per visitare le Sinagoghe di Venezia, il Museo Ebraico e il Ghetto.